lunedì 19 marzo 2012

Il Vaticano può salvare il Don Uva?

“Dal 2004 in poi, il Don Uva ha perso mediamente 20-30 milioni di euro ogni anno”. Nell’ultimo piano industriale, è riportato l’indebitamento totale: 324.795.041 euro. Una cifra monstre, alimentata dalla perdita d’esercizio di oltre 30 milioni di euro del bilancio 2010. E pensare che, nel 2004, ai tempi del governatore Raffaele Fitto, con un accordo si riportò la situazione in pari attraverso il pagamento all’Inps di 32 milioni di euro. “Ripartì quasi da 0”, ci viene riferito da tecnici particolarmente informati sulle vicende. “I crediti verso clienti – è riportato nel piano industriale presentato qualche settimana fa alla Regione Puglia -, ammontano a 87.237.981 euro: si tratta di crediti vantati nei confronti di Asl ed enti pubblici per prestazioni sanitarie erogate dall’ente. Questi crediti, si distinguono così: 38.479.349 euro per crediti entro 12 mesi (si tratta di crediti correnti risultanti da fatture emesse o da emettere sulla base di tariffe riconosciute e che non abbiano superato la scadenza di incasso da oltre 180 giorni); 48.758.632 euro per crediti oltre 12 mesi (si tratta di crediti in contenzioso per parte dei quali sono state avviate azioni di recupero legale)”. Questo per quanto riguarda le somme da recuperare. Molto più disastrosa, invece, la situazione in uscita. “I debiti totali – scrivono nel documento ufficiale – sono così divisi: 26.588.761 euro per debiti verso le banche; 42.602.173 euro per debiti verso fornitori già scaduti o con scadenza entro 12 mesi; 72.735.329 euro per debiti tributari (si tratta di debiti maturati per effetto della sospensione dei versamenti delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente in attuazione di specifiche norme prorogate annualmente fino al 31 dicembre 2011); 176.621.205 euro per debiti verso enti previdenziali ed assicurativi (si tratta di debiti maturati per effetto della sospensione dei versamenti dei contributi e ritenute previdenziali e di premi Inail in attuazione di specifiche norme prorogate annualmente); e 6.247.574 euro di altri debiti”. I costi di produzione sono di gran lunga superiori rispetto al valore della produzione. Ed un elemento su tutti spicca per la rilevanza sui conti: il personale. “All’interno dei costi di produzione – si precisa infatti nel documento – i costi del personale sono di 79.603.848 euro cui vanno sommati 6.619.621 euro per il servizio infermieristico esterno”. Basti pensare che i costi per i servizi – elemento sempre piuttosto rilevante – si fermano a 37.818.859 euro. “Bisceglie è la causa principale – ci viene detto -, per l’eccesso del personale di 443 unità. I calcoli sono chiari: l’indebitamento è la conseguenza delle scelte sul personale, nient’altro. Anche perché, facendo una valutazione sull’esternalizzazione dei servizi, si può chiaramente sostenere che non costano molto”. Complessivamente, nelle tre strutture (Bisceglie, Foggia e Potenza), sono 674 i dipendenti in esubero. Sul totale di 1966 dipendenti, dunque, il bisogno reale sarebbe di 1439 dipendenti. Evidentemente, negli ultimi dieci anni, il tema è stato affrontato affidandosi a maglie le più larghe possibili. “Dagli anni Ottanta esiste un progetto di riconversione che non è stato mai attuato – ci viene riferito da fonti informate -, perché la Regione Puglia non è mai riuscita ad allinearlo con gli investimenti che venivano programmati nelle strutture per la realizzazione di hospice ed rsa. Non è un caso, infatti, che dopo gli investimenti, non ci sia stato l’adeguamento delle tariffe, fattore che ha contribuito ancor di più ad affossare l’Ente”. Per questo il Don Uva di Foggia sembra ormai un pachiderma senza controllo. Dall’analisi del Piano industriale, presentato il 21 febbraio in Regione e recuperato in esclusiva da l’Attacco, emerge un quadro dei conti disastroso. Si parla di “esuberi” del personale, che per il momento sono “limitati” a 179 (con molte precisazione che certamente verranno fatte dalla direzione generale nei prossimi giorni). In realtà, l’analisi dell’”ente ecclesiastico di natura privatistica, civilmente riconosciuto”, nelle tre sedi di Bisceglie Foggia e Potenza, è particolarmente difficile. Ma un punto sembra nevralgico, a tal punto da averne determinato il baratro economico: “La definitiva cessazione della funzione manicomiale del Don Uva – è riportato nel documento – ha posto il problema di una conversione e riqualificazione dei presidi di Bisceglie, Foggia e Potenza (non si considera la struttura di Guidonia nel Lazio che, presente nel periodo considerato, è stata ceduta nel 2002) con finalità di dare continuità assistenziale ai degenti di competenza psichiatrica e di salvaguardare i livelli occupazionali; a tale scopo, presso gli assessorati alla Sanità della Regione Puglia e della Regione Basilicata, sono stati costituiti due gruppi di lavoro che hanno elaborato progetti di riconversione, approvati rispettivamente con delibere del Consiglio regionale”. Tra i sindacati c’è fiducia nel salvataggio dell’istituto foggiano, grazie ai piani di mobilità è pensionamento. Ma il quadro non è dei migliori. E senza l’intervento della Regione, difficilmente il Don Uva potrà uscire dall’impasse di un debito enorme.

lunedì 27 febbraio 2012

La metropolitana leggera del Basso Tavoliere


Adesso la “metropolitana leggera” del Basso Tavoliere potrebbe davvero partire. Il progetto da 60 milioni di euro, infatti, è al secondo posto in graduatoria nell’Intesa quadro della Regione Puglia (Bollettino ufficiale numero 2 del 4 gennaio 2012). Appena saranno disponibili le risorse, insomma, si potrà partire con la fase esecutiva. È stata, questa, la prima proposta concreta dell’Unione dei Cinque Reali Siti (Orta Nova, Stornara, Carapelle, Ordona e Stornarella): un treno tram che congiungerà Cerignola a Foggia. Il progetto è stato ritenuto “bancabile” già un anno fa e per questo, con molta probabilità, attrarrà investitori privati che altrimenti potrebbero essere dissuasi dall’antieconomicità delle linee improduttive.
Non è escluso che potrà esserci un mix di risorse pubbliche e private. Sembra di assistere alle prime avvisaglie di un federalismo concreto, immediatamente avvalorato dalla disponibilità dell’assessore regionale ai Trasporti Guglielmo Minervini. Il partner privilegiato sarebbe Ferrovie del Gargano, ma anche alcuni gruppi impegnati nel settore energetico sembrano voler pianificare i propri investimenti (dal fotovoltaico all’acquisizione dell’energia eolica).
Tutti i Comuni interessati (Cerignola e Foggia) hanno dato il proprio parere positivo. Lo stesso ha fatto Palazzo Dogana. C’è già il progetto preliminare, messo a punto dall’ingegner Giuseppe Porcaro (supportato dal consigliere provinciale piddino Sergio Clemente). “L’idea nasce come naturale evoluzione della costituzione dell’Unione dei Comuni – è riportato nella premessa -, voluta nel 2008 e che si configura come una nuova città sovracomunale. Il concetto di unione si estende e diventa moda e modo di essere e viene salutato con vivo interesse dal maggiore dei Comuni della provincia: Cerignola, che con i suoi circa 60mila abitanti e con l’agro di quasi 600 chilometri costituisce un importantissimo bacino di utenza. In tal modo, potrebbero essere potenzialmente coinvolti 250mila abitanti, se si includono Foggia e Cerignola”. L’idea, in buona sostanza, è quella di collegare sette Comuni partendo dalla stazione di Cerignola campagna (il progetto, in questo caso, è già molto avanzato ed è portato avanti dallo stesso Porcaro) e terminando a Foggia, con l’intenzione di collegare soprattutto i due ospedali. “In tal modo – spiegano – si arricchirebbe la rete di trasporto pubblico di un importante tassello consentendo ad una grossa fascia di utenza di poter fruire sia del trasporto pubblico locale che nazionale, riconducendosi alla rete di Ferrovie dello Stato sia dal lato di Cerignola che da quello di Foggia”. Clemente ne è talmente persuaso da aver accompagnato personalmente l’ex presidente dell’Unione ed ex sindaco di Stornara Matteo Silba nell’incontro con Minervini in via Lungomare Nazario Sauro: “Non c’è nessun ostacolo – affermò il consigliere provinciale –, per di più non ci sarà nessun impegno di spesa da parte delle amministrazioni interessate. È i primo grande progetto dell’unione dei Comuni, per questo abbiamo chiesto all’assessore regionale una corsia privilegiata per accelerare i tempi e l’interesse dei privati che già si sono fatti avanti”.
Secondo lo studio di fattibilità, la stima di utenza annua potrebbe arrivare a circa 4 milioni di viaggiatori. Pur trattandosi di una prima valutazione da prendere  con le pinze, essendo basata sui risultati di una tratta ben più ristretta come quella che collega Foggia a Lucera, rappresenta certamente  un dato rilevante per l’intera valutazione della bontà progettuale. “Il percorso – come segnato nel documento – prevede le seguenti tratte: Cerignola campagna- Cerignola città; Cerignola città-Stornarella; Stornarella-Stornara; Stornara- Orta Nova; Orta Nova-Ordona; Ordona-Carapelle; Carapelle- Borgo Incoronata; Incoronata-Zona industriale di Foggia e l’ultima dall’Asi a Foggia città”. E continuano: “Il percorso, passando per l’interporto di Cerignola, per la sua zona industriale e per la zona industriale di Foggia amplifica il flusso di lavoratori intercettati. È incluso Borgo Incoronata che ha un’ampia valenza turistica, per ora ancora inespressa e che diventerà una importante tappa della via Francigena. Si sottolinea, per di più, che si potrà prevedere una fermata vicina all’ospedale di Cerignola”. Il tutto coprirà un tracciato di circa 65 chilometri di cui una parte è già prevista
per il treno tram di Cerignola e Foggia.
In buona sostanza, si tratterà di una sorta di metropolitana leggera, che sfrutterà l’area completamente
pianeggiante e le tratte ferroviarie già predisposte oppure le opere già esistenti. “Il costo stimato – viene precisato nello studio di Porcaro – si aggirerebbe attorno ai 60 milioni di euro. La struttura potrà essere cofinanziata con fondi regionali, nazionali e comunitari. In particolare la Bei (Banca europea per gli investimenti) potrà cofinanziare l’iniziativa proprio perché è bancabile. Al punto da poter essere sottoscritta da una compagine pubblico-privata che trarrà indubbi vantaggi oltre che territoriali anche finanziari”. Si comincia, in buona sostanza ad andare “oltre Vincenzo Scarcia”, il direttore generale di Ferrovie del Gargano che ha già messo le mani sulle tratte già attivate: Foggia- Lucera, San Severo- Peschici-Calenella e Foggia-Manfredonia.

sabato 18 febbraio 2012

Sinistra furbetta. "300 euro senza contratto"


“La gara per l’affidamento dei servizi cimiteriali è stata organizzata e portata a compimento avendo riguardo a 3 obiettivi fondamentali: l’efficienza dell’attività svolta a favore dei cittadini, la tutela dei posti di lavoro e la maggiore convenienza finanziaria”. Verrebbero parole d’encomio a leggere il comunicato stampa della sindachessa Iaia Calvio (Pd), in risposta alla nostra inchiesta sugli appalti del verde pubblico e dei servizi cimiteriali ad Orta Nova. Due gare d’appalto improduttive e due strane assegnazioni (di un mese l’una) alla cooperativa sociale T.&S. Turismo e Servizi di Rionero in Vulture. Nel comunicato, invece, si fa riferimento anche al “rispetto delle regole” ed alla “tutela dei posti di lavoro”. Concetti nobili, per carità. Ma i lavoratori la pensano diversamente.
Chiediamo immediatamente se abbiano fatto l’assunzione, visto che la coop lucana è subentrata alla San Francesco d’Assisi il primo gennaio del 2012: “Ancora deve venire – affermano -, ci deve portare ancora le carte. Oggi (ieri, nda) siamo andati a fare il certificato anagrafico per l’ufficio di collocamento. Ci ha detto che sarebbe venuto a prenderseli. Ieri è venuto, ci ha detto alcune cose, e noi gli abbiamo chiesto dei soldi. Ha detto che dobbiamo aspettare un po’, che nel frattempo ci avrebbe dato qualcosina. Oh, ma io devo campare! Ho dei figli! Loro devono mangiare tutti i giorni, non possono aspettare…”.
Sono disperati, in balia delle scelte dell’attuale amministrazione. Sono sette lavoratori, in precedenza alle dipendenze di Michele Lapollo. Adesso sono confusi e disperati perché non riescono a comprendere cosa stia accadendo sulla loro pelle. Parlano spesso in dialetto, ed è necessario tradurre le frasi cariche d’angoscia per il futuro poco limpido. “È passato oltre un mese e non abbiamo preso un euro – urlano -, ma non pensano che stiamo soffrendo?”. Senza le assunzioni, per di più, non hanno diritto nemmeno agli assegni familiari. Gli animi sono parecchio agitati. Volano imprecazioni contro il presidente della coop lucana. L’indignazione scaturisce spesso nella cieca disperazione di chi non sa più come tirare a campare. “Il  campo santo si muove senza soldi – affermano – e questo è il benservito. Lapollo è stato un signore, quando avevamo un problema si risolveva subito. Servivano i soldi? Pronti. Non stavamo ad aspettare. Adesso voi volete parlar male di Lapollo? Bene, ma c’è da sottolineare che si è comportato sempre come una persona perbene. Almeno con noi, il resto non ci interessa”.
Negli ultimi tempi, però, circola in paese una voce sempre più persistente: sarebbero stati dati soldi in nero, una specie di “acconto”, ma non si sa per cosa visto che i contratti ancora non esistono. “Ci ha dato un acconto di 300 euro – ammettono alcuni lavoratori -, ci hanno detto che sono soldi di gennaio. Non abbiamo capito come funzionano le cose”. Per di più, ci sarebbero stati, proprio nella mattinata di ieri, strani “messaggi” da parte di alcuni dipendenti comunali: “Sono venuti Lacerenza e De Leo (Gaetano detto “Nino”, responsabile del procedimento ex dipendente proprio dei servizi cimiteriali), si sono messi a fare strani discorsi su chi vuole lavorare e chi invece no, su chi è vagabondo e chi no. Non ci hanno detto mai così tante parole come questo mese con loro”. Eppure, non possono essere certo due dipendenti comunali i datori di lavoro dei dipendenti impegnati al cimitero, visto che c’è stata una gara d’appalto: “Noi non ci stiamo capendo più niente”.
Altro che “tutela dei posti di lavoro”. C’è materiale per far muovere la magistratura. Anche perché, come abbiamo scritto, “nelle more di ottenere la documentazione e certificazione della ditta aggiudicataria” (determina 66 del 2 febbraio 2012, firmata dal capo dell’ufficio tecnico G.B.Vece e dal segretario Giuseppe Longo), c’è stata una seconda proroga di un mese – su un appalto di sei mesi – nonostante la T&S non si sia messa ancora in regola. Qualcosa di strano pare emergere anche nell’altro appalto (precedentemente affidato, sotto l’amministrazione dell’ex sindaco Giuseppe Moscarella, sempre alla coop di Lapollo), quello per i servizi di manutenzione del verde pubblico – prima manutenzione degli immobili comunali -, custodia villa e bagni pubblici vinta da “La Pulitecnica” di Capurso (Bari). La determina numero 78 del 9 febbraio scorso, liquida alla ditta la fattura numero 53 dell’1 febbraio 2012 (lavori di gennaio quindi), per quasi 8mila euro. Le firme sono ancora una volta di G.B. Vece e del responsabile del settore di riferimento, Antonio Teta. Ma dalla versione di un dipendente, figura una situazione del tutto diversa: “Siamo stati assunti dal 2 febbraio – ci spiega -, il mese di gennaio non ci è stato ancora dato, non abbiamo visto un solo euro a gennaio. Noi durante il mese di gennaio abbiamo lavorato con il Comune. Il contratto con questo della cooperativa lo abbiamo fatto dal 2 febbraio – rimarca -, con le stesse ore di prima quando lavoravamo con la San Francesco. A gennaio siamo in balia, non sappiamo se ce li paga il Comune o il rappresentante della cooperativa. Gli attrezzi ed i prodotti ce li ha forniti il Comune. Non sappiamo niente dei contributi e degli assegni familiari”. Alla faccia della “tutela dei posti di lavoro”, verrebbe da dire.


l'Attacco, 16 febbraio 2012

venerdì 3 febbraio 2012

"Noi, abbandonati da destra e sinistra"



Ha dell’assurdo la vicenda dell’assegnazione dei servizi cimiterliali di Orta Nova. Al punto che i dipendenti, fino a poco meno di un mese fa (31 dicembre 2011) alle dipendenze della cooperativa cerignolana San Francesco d’Assisi, hanno denunciato tutto all’Ispettorato del lavoro, ai Carabinieri ed alla Procura della Repubblica di Foggia. 
“Chiediamo l’intervento delle autorità perché dal primo gennaio del 2012, nonostante  l’aggiudicazione del contratto alle società Pulitecnica di Capurso per quanto riguarda i lavori del verde e la cooperativa T e T di Rionero in Volture per i lavori del cimitero nel Comune di Orta Nova – scrivono nel testo della denuncia -, ad oggi non siamo stati assunti da nessuno”. Difatti, per norma, i lavoratori sin dal giorno successivo alla scadenza contrattuale con la cooperativa che fino a quel momento gestiva il servizio, avrebbero dovuto essere assunti dalla cooperativa subentrante nell’appalto. “Noi continuiamo a lavorare negli stessi posti e con le stesse mansioni – precisano – solo che il sindaco (Iaia Calvio), il segretario comunale e l’ingegner Giovan Battista Vece (capo dell’ufficio tecnico) del Comune di Orta Nova, ed alcuni consiglieri comunali di maggioranza, ci hanno garantito il salario a condizione di stare zitti. Ma come faranno a pagarci se non siamo stati assunti da nessuno? Visto che il Comune di Orta Nova ci procura i materiali e le attrezzature per lavorare – continuano – perché ci tiene a queste condizioni e non ci assume? Per queste ragioni vi chiediamo di voler intervenire urgentemente per sanare una posizione che potrebbe sfociare in disastro qualora accadesse un infortunio a qualcuno di noi. Sicuri di un vostro intervento, a nome di tutti gli operai senza assunzione, distinti saluti”. Non potevano esser più diretti.

Ecco una mail che hanno inviato in questi giorni:



Gent.mo Michele,
nel giorno in cui sulla gazzetta del mezzogiorno leggiamo che la cooperativa  S. Francesco mette in sicurezza tutti i lavoratori di Cerignola ricorrendo alla Cassa integrazione, noi lavoratori di Orta Nova siamo in mezzo ad una strada  senza soldi e senza assunzione. Ci domandiamo perché il comune di Orta Nova non ha fatto la stessa scelta del Comune di Cerignola? In modo che garantiva il posto di lavoro di noi tutti e nello stesso tempo risparmiava il Comune di Orta Nova. Invece siamo senza contratto e non sappiamo chi dovrà pagarci. Che schifo siamo tornati indietro di 50 anni. Tutto ciò è possibile? Sul tuo giornale si dice che il presidente Lapollo è di destra ed era amico di Moscarella, ciò non è vero perché se fosse stato vero oggi la cooperativa S. Francesco stava ancora a lavorare anzi abbiamo assisto a prese di posizione da parte di Lapollo  quando alcuni consiglieri di destra volevano il licenziamento di  operai di sinistra.
La stessa cosa è stata proposta da questa giunta di comunisti che ha preteso da Lapollo l’allontanamento degli operai di destra. La risposta della  cooperativa è stata negativa e  l’allontanamento della cooperativa S. Francesco da Orta Nova è stata una vigliaccheria politica. Come vedi Michele a Orta Nova non c’è differenza tra sinistra e destra entrambi gli schieramenti sono fuori di testa e contro gli operai.
Ora ti raccontiamo chi sono le ditte che si sono aggiudicate le gare. La Pulitecnica di Capurso  che si è aggiudicato l’appalto del verde è una società invisibile che viene caldeggiata dal Comune di Orta Nova non sappiamo per quale motivo. In questi giorni abbiamo incontrato il presidente della cooperativa di Rionero che non sa né leggere né scrivere e ha fatto ricorso alla cooperativa S. Francesco per la dotazione dell’alzabara.  Ci domandiamo perché nessuno si muove a fare chiarezza sulla nostra situazione occupazionale? Se entro il 15 di questo mese non ci sarà lo stipendio come da contratto arriveremo a fare lo sciopero della fame.
Ringraziamo il tuo giornale per l’aiuto che date ai senza voci come noi, da questo giornale desideriamo ringraziare la cooperativa S. Francesco per la sensibilità e il rispetto che ha avuto nei nostri confronti. I ricordi di questi anni sono tanti, le cene a Orta Nova e a Barletta, le partite di calcio tra svantaggiati, le feste di Natale  e i regali ai nostri figli. Vi preghiamo
di non abbandonarci.
Da tutti gli operai di Orta Nova distinti saluti.

sabato 28 gennaio 2012

"Capitombolato" speciale



Un capitolato speciale di appalto e l’affidamento dei servizi cimiteriali per un solo mese. Il caso è tanto strambo quanto anomalo. Finora, a garantire anche il verde c’era la società cerignolana San Francesco d’Assisi di Michele Lapollo, uno ritenuto da sempre vicino all’ex sindaco di Orta Nova Giuseppe Moscarella ed all’ex consigliere regionale Roberto Ruocco, entrambi di centrodestra. Dev’essere per questo che il sindaco Iaia Calvio (Pd), ha voluto accelerare sull’affidamento del “nuovo corso”. Con una delibera, infatti, era stata predisposta la gara per il servizio in scadenza al 31 dicembre del 2011, in considerazione della volontà dell’amministrazione di “mantenere il servizio esternalizzato, stante la mancanza di personale dipendente da adibire a tali servizi”. Sei mesi con una base d’asta di 55mila euro, di cui 53mila per i servizi a ribasso e 2mila per gli oneri di sicurezza.
Anche in questo caso, come accade spesso, c’è l’”urgenza” nell’affidamento, “per evitare l’interruzione di un pubblico servizio indispensabile ed essenziale, anche al fine di evitare e prevenire problemi di carattere igienico-sanitario”. Insomma, a Palazzo di Città sembrano avere le idee chiare sul punto. Le ideologie, a questo punto, sembrano non avere più presa, e l’intervento dell’assessore regionale Elena Gentile (e vero sindaco di Orta Nova), volto a prendere le distanze dal caso, sembra essere la cartina di tornasole di una operazione sostenuta dal semplice criterio della necessità. La scadenza delle offerte viene fissata al 28 dicembre, un periodo piuttosto particolare quando di parla della produzione di atti amministrativi. Per il giorno successivo, il 29, è prevista la gara vera e propria, che però viene dichiarata “infruttuosa” a causa della “carenza di documentazione” da parte delle 4 ditte che vi hanno partecipato.
Sembra si tratti dell’autorizzazione a svolgere determinati servizi indispensabili all’interno del cimitero e della strumentazione necessaria per assicurarne l’efficienza richiesta. Solo che, “nelle more di attivare una nuova gara d’appalto – scrivono nella determina 691 del 30 dicembre -, e al fine di garantire la continuità del servizio e non creare disagi e disservizi agli utenti, d’intesa con l’Amministrazione comunale si è stabilito di affidare il servizio di che trattasi per un mese, invitando le 4 ditte partecipanti alla gara a presentare un’offerta in ribasso sull’importo mensile del servizio di che trattasi”. In buona sostanza, pensano bene di affidare il servizio al miglior offerente per il solo mese di gennaio, non considerando per nulla la disponibilità di proroga (in attesa dell’assegnazione definitiva) della cooperativa che fino a quel momento, per diversi anni, aveva svolto il servizio, la San Francesco d’Assisi.
A farsi avanti, con un ribasso del 15,5 per cento sulla base di 9.200 euro mensili, ci pensa una cooperativa sociale di Rionero in Volture (Potenza), la T.&S. Turismo e Servizi, che si spinge addirittura fino a poco più di 8mila euro per garantire il servizio. Nemmeno le risorse sufficienti per garantire uno stipendio dignitoso ai 7 dipendenti che dovrebbe assorbire dalla San Francesco d’Assisi come previsto per legge. Per queste stesse ragioni, il rappresentante sindacale della Fisascat Cisl, Leonardo Piacquadio, ha chiesto con urgenza un incontro sindacale per capire se davvero – e a quali condizioni – verranno fatte le assunzioni previste. Anche perché, come ha sottolineato Lapollo, “il rischio è che a perderci siano soltanto i lavoratori”. “Mi potevano dire di andarmene – commenta l’imprenditore cerignolano -, lo avrei fatto. Ma con questi giochi non rovinano me, ma le persone svantaggiate che hanno prestato servizio in questi anni”.
Il sindaco Calvio, contattata da l’Attacco, sostiene di essere “l’unica titolata a parlare” dell’argomento, ma non offre nessuno tipo di spiegazione, rimandando la discussione ai prossimi giorni. Ad essere fortemente perplesso è l’ex sindaco ed attuale consigliere di minoranza Giuseppe Moscarella, che commenta: “Non esiste una cosa del genere, vuol dire che c’è qualcosa di poco chiaro sotto. La lettura potrebbe essere facile, ma i motivi che hanno indotto l’amministrazione a commettere questa ingenuità sono certamente meno chiari. Questa storia puzza, anche perché non credo ci siano precedenti negli altri Comuni”. Promette battaglia con il gruppo di minoranza. Lui che è stato spazzato via dal “vento nuovo” sul feudo cerignolano del Basso Tavoliere.

P.S.: per la cronaca, hanno sbattuto fuori Lapollo e, dopo la porcata, hanno rifatto la gara d'appalto. E nel frattempo sono stati denunciati all'Ispettorato del lavoro...

sabato 12 novembre 2011

La politica foggiana vista da Bari


I foggiani devono essere “cacciati per definizione”. Dalla lettura delle intercettazioni tra il capo di Gabinetto di Nichi Vendola, Francesco Manna, e del senatore Alberto Tedesco viene fuori il “peso” dei consiglieri foggiani a Bari. Roba da far percepire il termine “foggianesimo” come un romantico retaggio di una terra che in passato ha saputo chiedere al governo regionale. Nei colloqui confidenziali tra i due, viene facile l’accostamento ad un periodo particolarmente difficile per le coste pugliesi: lo sbarco degli albanesi negli anni Novanta. Sembra una forzatura, ma non lo è. Le carte dell’ordinanza del gip barese Desirèe Digeronimo nell’ambito della maxinchiesta sulla sanità pugliese parlano chiaro.

I due ridono
Manna: Appunto, appunto. Sono le comunicazioni spontanee che anche il codice consente. Vabbè insomma i problemi si sa, qua si sono presentati spontaneamente tutti i foggiani…
Tedesco: Caccia a tutti. Quando vedete uno di Foggia dovete cacciarlo, per definizione
Manna: Tutti insieme?
Tedesco: Tutti insieme!
Manna: Quindi ci vogliono i gommoni dall’Albania, guarda
Tedesco: E… senti a me, non cambiamo, non cambiamo rotta. Lo ho detto pure a Sannicandro (Arcangelo, consigliere regionale e sponsor di Antonio Di Biase e della Sanitaservice), solo che Sannicandro si vuole salvare troppe cose (sovrapposizione di voci) di salvare… Noi andiamo sulla strada facciamo il direttore generale, confermiamo il direttore sanitario, direttore amministrativo…
Manna: Sì

Questo è il quadro in cui viene messa in piedi la “più grande assunzione di massa”, quella che, grazie alle stabilizzazioni del personale precario e degli ex dipendenti delle cooperative private, ha permesso al leader di SeL di vincere le elezioni del 2010. Prima della ritrovata verginità del “corso per i nuovi manager della sanità pugliese” e della sentenza della Corte costituzionale che ha bocciato le leggi regionali sulle stabilizzazioni.

Tedesco: Poi dobbiamo sistemare solo Iuppa (Federico, direttore sanitario all’ospedale Lastaria di Lucera ed ex sub-commissario Asl) perché Inchingolo (Savino, ex vice dell’allora commissario straordinario Donato Troiano adesso braccio destro di Castrignanò) fa il sostenuto e non vuole andare da nessuna parte
Manna: Sì, per adesso, poi dopo vediamo
Tedesco: E poi dopo vediamo dove cazzo…
Manna: Daniello (ex direttore amministrativo dell’Asl, vicina a Sannicandro), Daniello e Trevisani (forse Leonardo Trivisano, attuale direttore sanitario dell'Asl Fg) confermati, Iuppa lo mandiamo al Civ
Tedesco: E Iuppa lo mandiamo al coso al Civ
Manna: Lo mandiamo al Civ, ci chiamiamo Lonigro (Pino, socialista di SeL) e gli diciamo… complimenti
Tedesco: E ti abbiamo dato una cosa che neanche tu ti aspettavi
Manna: Esatto, alla Sanitaservice confermiamo Di Biase e stiamo apposto. A Lecce come direttore amministrativo, che si fa?
Tedesco: Come direttore amministrativo, se voi siete d’accordo io cerco un direttore amministrativo per Taranto e mandiamo Castrignanò
Manna: Castrignanò. Un direttore amministrativo per Taranto che però deve essere al livello di Castr… Dopodiché che si fa su Sanapo (Franco, direttore sanitario Asl Lecce)?
Tedesco: E’ questo il problema, Francè… io con te parlo chiaro lo sai!
Manna: Figurati
Tedesco: Secondo me è un errore mante… io capisco tutto, la malattia del figlio ma non è che possiamo valutare il fatto che abbiamo mezza Asl o tutta l’Asl in subbuglio con il fatto che a quello gli è venuta la malattia al figlio…
Manna: Figurati e che cosa potremmo dargli in cambio a Sanapo?
Tedesco: Che cosa gli possiamo dare?
Manna: Secondo me il Civ del Policlinico di Bari
Tedesco: No, e là sta Livrea, no, non facciamo  che al Policlinico è troppo importante
Manna: Ah già, là c’è Livrea è una cosa seria
Tedesco: Gli dobbiamo dare, aspetta fammici pensare (ride) fammici pensare…
Manna: Qua dobbiamo comporre tutto, capito?

Comporre tutto il quadro del management che è stato al centro di tanti scandali locali nelle sei province pugliesi. Come una scacchiera dove ogni pedina ha già assegnata la propria casella, e non può scostarsi fino al movimento della mano del giocatore. Ad un certo punto si parla addirittura di Inchingolo all’Ares, ma è solo una proposta buttata lì, tra una chiacchiera e l’altra sul futuro della sanità pugliese. L’importante è che i foggiani rimangano fuori dalle decisioni più importanti.

Manna: Il presidente domani non c’è
Tedesco: Non c’è?
Manna: Il presidente torna martedì
Tedesco: Martedì, però non gli dobbiamo fare, non dobbiamo far trapelare niente, non dobbiamo…
Manna: Io… questo schema lo sappiamo io e te perché io ho fatto, diciamo così opere di con… fino ad ora ho parlato per mezz’ora di commissariamento con i foggiani quindi…
Tedesco: uhm, uhm, uhm
Manna: Diciamo… ho fatto operazioni di tutti i tipi. I foggiani il loro principale problema è confermare la Daniello, perché non la vogliono
Tedesco: No, lo so, non hanno tutti i torti, ora detto tra me e te, proprio visto che ci stiamo dicendo tutto, però siccome Sannicandro si è molto affezionato e pensa che sia…
Manna: Non hanno tutti i torti
Tedesco: la puntella di Oleandro
Manna: Ma non hanno neanche tutte le ragioni
Tedesco: No, no, loro hanno ragioni pessime però…
Manna: E appunto
Tedesco: Guardato dal nostro punto di vista, quello tuo e quello mio, se la cambieremmo non faremmo male però mi rendo conto che non la possiamo cambiare
Manna: No, perché diamo un segnale che…
Tedesco: Appunto, ho capito, ho capito tutto, non mi devi dire altro
Manna: Eh, vabbè, vediamo un poco questa cosa di…
Tedesco: Ti trovo questo direttore amministrativo di Taranto…

Così nasce Castrignanò dg all’Asl di Foggia, il manager “più funzionale” alle logiche della politica barese. Non è un caso che, durante le intercettazioni, emerga la richiesta di Castrignanò di avere un “margine di autonomia”. Ma non solo. Ad entrare nel dibattito, anche le sorte della dirigenza degli Ospedali Riunuti, un’altra roccaforte da controllare ad ogni costo.

Tedesco: Oh, invece sto avendo una serie di telefonate naturalmente da tutto il mondo…
Manna: Foggiano!
Tedesco: Foggiano! Che vogliono sapere sia per l’Asl sia per gli Ospedali Riuniti che cosa accade adesso per i secondi livelli diciamo?
Manna: Sì! Vabbè certo! Vabbè, l’operazione…, Fuiano (Gaetano, attuale direttore amministrativo degli OO.RR., che ha sostituito il dimissionario Giuseppe Cordisco) lo dobbiamo fare per forza, il presidente si è impegnato!
Tedesco: Ed io gli dirò anche questo a Moretti (direttore generale)
Manna: (annuisce)
Tedesco: Che Fuiano… che Cordisco va tolto e va messo Fu… va messo Fuiano!
Manna: Eh! Mentre sanitario loro chi hanno?
Tedesco: No! Sul… il sanitario (Deni Aldo Procaccini) è bravo e non lo possiamo togliere! No! È bravo è uno che funziona! Invece sulla cosa, sulla Asl ehhhh, coso Castrignanò mi ha detto che voi gli avevate dato un certo margine di autonomia nelle scelte?
Manna: Sì! Di proposta per lo meno
Tedesco: (annuisce)
Manna: Anche se mi avete fatto la proposta di Battista (Antonio, direttore medico di presidio), che non sta né in cielo né in terra diciamo!
Tedesco: No, ma infatti io gliel’ho detto! Ho detto, innanzi tutto gliel’ho sconsigliato Battista perché è tutto fumo e niente arrosto!
Manna: omissis…
Tedesco: Se a Colasanto gli togliamo…, gli togliamo? Colacicco (ex direttore sanitario all’Asl Fg, il quale ha poi raggiunto proprio Colasanto all’Asl Bari)?
Manna: Eh! Bravo, Colacicco!
Tedesco: Eh, ma se a Colasanto gli togliamo pure altra gente, Colasanto...! Ci manda affanculo!

sabato 15 ottobre 2011

Predoni di noi stessi


“I predoni di storia sono, purtroppo, sempre attivi nelle nostre campagne complice l’inesistenza delle risorse finanziarie necessarie alla tutela e valorizzazione dei siti archeologici. È una ricchezza, culturale ed economica, sottratta alla nostra comunità, oggi pronta ad impegnarsi al fianco delle altre istituzioni e agenzie culturali per la sua valorizzazione, anche turistica Saremmo lieti e orgogliosi di poter organizzare nella nostra città una mostra di questi bellissimi reperti primo passo verso la costituzione di un fondo museale che possa impreziosire l’intero territorio della Capitanata”. Sono state queste le parole del sindaco di Orta Nova, Iaia Calvio, dopo il ritrovamento di reperti archeologici “più importante degli ultimi 40 anni” nel garage di un agricoltore.  Apparentemente, un semplice episodio di cronaca. In realtà, il problema vero del territorio è l’assenza di luoghi per l’esposizione e la valorizzazione di un patrimonio immenso. È nel Basso Tavoliere, infatti, tra i Cinque Reali Siti (Orta Nova, Ordona, Carapelle, Stornara e Stornarella) ed Ascoli Satriano, che viene localizzata la culla della civiltà daunia. Più precisamente, nella storica Valle del Carapelle, che attraversa alcuni degli agri comunali appena citati. Ettari ed ettari di storia che non può essere raccontata perché non ci sono musei. Se si esclude quello di Ascoli Satriano, si possono raccontare solo storie incompiute ed investimenti sciagurati. Come quello per il famigerato museo di Ordona, realizzato nel 2004 grazie al dirottamento delle risorse (1 milione di euro) che dovevano essere indirizzate alla riqualificazione del Foro romano. Invece, l’annosa questione legale con la famiglia proprietaria del suolo, i Cacciaguerra, ed i continui ritardi del ministero, hanno permesso che quelle risorse venissero impiegate per un’opera inutile. Sarebbe tutto pronto per partire. Da due anni almeno, sin dalla precedente amministrazione guidata dal commercialista Michele Pandiscia, viene promessa l’inaugurazione. Due piani sarebbero sufficienti per garantire visibilità ad una grossa mole di materiale (compresi i vasi recuperati dalla Guardia di finanza in questi giorni), ma non se ne fa nulla: tutto è abbandonato al piano superiore, in alcuni casi si tratta di reperti nemmeno catalogati. Con un milione di euro, insomma, hanno messo su niente di più che un deposito.  Eppure questo, a detta di tutti, dovrebbe essere il punto di riferimento di un intero territorio. Che continua a partorire scoperte fondamentali, come il rinvenimento degli ipogei del V millennio avanti Cristo che hanno permesso di retrodatare di molto la storia dei nostri antenati. L’attuale sindaco, Rocco Settimio Formoso, si trincera dietro un secco: “Mancano le risorse per valorizzare il patrimonio”. “Stiamo lavorando per cercare i soldi necessari – ci spiega -, negli ultimi abbiamo recuperato circa 300mila euro per la rigenerazione urbana con un progetto dei Cinque Reali Siti. Realizzeremo l’illuminazione per il museo, faciliteremo l’accesso ai disabili con un ascensore per il primo piano e faremo altri lavori di risistemazione. Ma non basta. Per far funzionare il museo e renderlo fruibile, compresi gli oneri di gestione, serve almeno un altro milione e mezzo”. Cifre che sembrano immani per un Comune dalle poche migliaia di anime, ma che potrebbero essere ricavate dai 3 parchi eolici realizzati negli ultimi anni. “Questo è il punto – precisa il sindaco – che la passata amministrazione si è fatta anticipare le somme per alcuni anni, per questo ci ritroviamo senza un euro da poter investire nella valorizzazione archeologica”. Quando ci sono i soldi, invece, ci si mette di mezzo la burocrazia: “Sulla questione degli ipogei – commenta Formoso – attendiamo ancora che il ministero definisca il sito di interesse pubblico per poter procedere con l’esproprio. Con la villa romana che sta a pochi metri di distanza in località Ponte Rotto, al contrario, i tempi sono stati più celeri e siamo riusciti ad espropriare un’area di circa due ettari”. E non è tutto. Proprio vicino a Ponte Rotto si estende la Valle del Carappelle. L’area individuata per il mega progetto dell’Ecomuseo: una forma nuova di fruizione, attraverso percorsi studiati, nel sistema dei musei locali. Ognuno avrebbe avuto la sua identità storica all’interno del percorso nella culla della civiltà daunia. Anche in questo caso, con responsabilità diffuse e frammentate, si è arenato tutto. Il grande studioso belga  Joseph Mertens immediatamente si pentì di aver tirato fuori quel ben di Dio di Herdonia, vedendo successivamente lo stato di abbandono in cui versavano quelle meraviglie. Ecco perché adesso viene più di un dubbio sul futuro degli splendidi reperti recuperati dalla Gdf: che fine faranno visto che non potranno essere conservati nel luogo che gli è proprio? Si faccia avanti chi ha un’idea valida, che non risponda però alla classica logica strumentale che ci ha già condannati in passato.