lunedì 2 novembre 2009
La Storia buttata al vento
sabato 24 ottobre 2009
La grande illusione
L’ultimo tessera del mosaico della “stagione della concertazione” degli anni Novanta, è caduto ieri. La Mec Torino srl, sta preparando la propria exit strategy. Venti lavoratori, all’inizio del 2010, perderanno il proprio posto di lavoro. A trattenere il fiato, anche gli 80 dipendenti della Bellaria Mobili Bontempi e quelli della Hidrotec (entrambe ad Ascoli Satriano). Sono le “aziende trapiantate” con il Patto territoriale che, finito il proprio ciclo, battono in ritirata. Un mare di danaro pubblico è stato sperperato. Gli investimenti sono stati coperti pressoché completamente, ma nessuno risente del peso della responsabilità per il disastro attuale. Adesso che i vincoli sono scaduti, gli imprenditori del nord possono ritenere conclusa la propria “missione”. La crisi economica è il pretesto giusto. E l’orologio dello sviluppo occupazionale di questa terra, ritorna indietro inesorabilmente. Lasciando una sacca di disoccupazione che non può non avere effetti perversi sulla sicurezza e sull’ordine sociale.
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giovedì 1 ottobre 2009
Verde privato
Sembrava che lo scandalo della messa in liquidazione di Asia Spa non potesse avere delle note positive. E invece non è così. Se si guarda infatti alla voce “verde pubblico”, si nota che la spesa, all’inizio del 2008, equivale a quella sostenuta dal Comune di Orta Nova. Poco sotto ai 300 mila euro si spendevano a Cerignola e altrettanti se ne spendono nell’avamposto dei Bombino’s, cerignolano anche lui. Con una differenza rilevante: il primo, è il terzo agro comunale più esteso d’Italia (dopo Roma e Ravenna); il secondo, oltre ad essere di piccole dimensioni, è una landa desolata priva di verde. E allora, come si giustifica un tale eccesso di spesa?
A Cerignola, dopo la convenzione di Asia Spa con la cooperativa “Ripalta”, si era riusciti a gestire le spese del global service rimanendo addirittura sotto i 300 mila euro (non senza polemiche per le difficoltà della spesa con i fondi messi a disposizione dal Comune). Con questi soldi, oltre alla cura degli alberi -considerando che solo nel 2005 ne sono stati piantumati più di 1000-, si riusciva a gestire lo stadio comunale ed i servizi cimiteriali. Solo la pulizia degli uffici pubblici (insieme ai garage di proprietà comunale e agli scuolabus) erano gestiti dalla coop San Francesco, la stessa che tiene le regole del gioco degli appalti ad Orta Nova. Lo stesso presidente, Michele Lapollo, dopo le difficoltà debitorie nei confronti dello Stato, con particolare riferimento alla situazione previdenziale dei dipendenti, ha deciso di trovare una soluzione “creativa”, anche se il linea con le consolidate furbizie dei padroncini locali: s’inventa la “San Francesco d’Assisi” e partecipa ai due bandi preparati appositamente dall’Ufficio tecnico comunale. Uno per il “servizio gestione cimitero e affissioni”, l’altro per il “servizio manutenzione verde e immobili comunali, custodia villa e bagni pubblici”. Importo complessivo per la prima: 125.400 euro. Importo per la seconda: 134.200 euro. La cifra totale sfiora i duecentosessanta mila euro. Come è possibile che prima veniva garantito lo stesso servizio per un importo pressoché dimezzato?
Forse per fare un piacere all’assessore al Bilancio (esterno) Cosimo Bombino, vista la presenza del figlio nella cooperativa? Lo stesso figuro che, dopo gli incarichi dirigenziali a Cerignola, ha bussato alla porta dell’ex sindaco, Matteo Valentino, per piazzare il figlio Onofrio in Sia. Come se non bastasse, anziché rinvigorire il polmone verde cittadino, l’amministrazione Moscarella sta affidando, a ritmi forsennati, incarichi per eliminare quei quattro alberi che strenuamente resistono alla logica delle mattonelle e del cemento. Una spesa irragionevole se si considerano le presunte difficoltà economiche, visto che il sindaco vi si appella sovente quando si tratta di giustificare le eventuali azioni amministrative a vantaggio della collettività: “non c’ stann i t’rnis”, dice spesso con ampio gesticolare. Una cosa è certa: pur non dovendo badare a piccoli centri delocalizzati rispetto al centro cittadino (Borgo Tressanti, Moschella e Libertà), la spesa è la stessa. E, come se non bastasse, non si comprende con quali criteri si sia proceduto, visto che le soluzioni amministrative sono due: o si mette a disposizione una somma in bilancio, e si vede come si deve fare per rientrarci; oppure (tesi più seria), si fa una valutazione, affidandosi ad esempio alla Federparchi, del costo al metro quadro, rapportandolo ovviamente alla reale estensione del verde.
E’ evidente che ci sia qualcosa che non quadra, a maggior ragione se si guarda agli stipendi dei dipendenti, miseramente bassi. Morale della favola, i contribuenti ortesi, hanno tirato fuori dalle proprie tasche, per il verde che non c’è, la stessa somma spesa in uno dei territori più estesi d’Italia, Cerignola. L’ennesimo paradosso nel piccolo feudo del Pdl, che nacque politicamente ai tempi dell’asse Tatarella-Ruocco e che continua grazie anche alla continuità amministrativa (15 anni da sindaco) di Moscarella. Una crosta, ormai, solida a tal punto che nessuno fa più caso nemmeno allo sperpero di denaro pubblico.
giovedì 3 settembre 2009
Fiume rom
Non si era mai vista una tale presenza di zingari ad Orta Nova. I casolari di campagna ne sono pieni. Nuclei da venti persone –a volte trenta-, si accalcano nei miseri spazi di quelle catapecchie. La stagione del pomodoro li ha attratti da ogni parte d’Italia. Credono che da queste parti, in questo periodo, sia semplice trovare lavoro.
Conoscono bene la Capitanata per il culto religioso che vede coinvolto Borgo Incoronata. Ogni anno, da quelle parti, si è costretti ad emettere ordinanze di sgombero per far fronte ai problemi che nascono dalla difficile convivenza di culture diversissime. Si riesce ad arginare il fenomeno solo in certi periodi dell’anno e non può essere altrimenti: ormai il radicamento territoriale è troppo forte. Adesso, senza che nessuno potesse minimamente immaginarselo, gli zingari hanno preso d’assalto le campagne ortesi. A gruppi bazzicano tra le vie cittadine; mentre nelle campagne realizzano strutture precarie che potrebbero rappresentare benissimo cellule di vere e proprie baraccopoli. La preoccupazione è che possa realizzarsi un insediamento abitativo stabile (non si confonda il nomadismo con la cultura degli zingari: se trovano le condizioni, si fermano in un luogo per restarci). Questo è il punto: sussistono le condizioni per fermarsi? Il primo dato da cui partire è il lavoro. Sono venuti per la stagione dell’oro rosso, ma la presenza massiccia di lavoratori stranieri, in particolare dell’Est, lascia davvero le briciole ai “secondi arrivati”. La determinante pare essere stata la stagione difficile di San Severo, con le continue grandinate che hanno rovinato i raccolti, costringendo i rom a migrare. Sono venuti qui sperando di trovare una situazione più favorevole. Uno dopo l’altro, con l’effetto virus proprio delle famiglie allargate, ne è arrivato un fiume.
Ecco perché non si può fare a meno di notarli. Sono senza lavoro e girano elemosinando. Le strade sono ormai piene. Non si può girare per più di dieci minuti senza incontrarne uno. La forte caratterizzazione sessuale, con la netta distinzione uomo-donna, che rappresenta una caratteristica peculiare di questa cultura, si nota presto: sono in particolare le donne e le ragazzine a girare in lungo e in largo il paese. Molte di loro sono rimaste da poco incinte. Vagano senza un motivo apparente, ma dovranno pur avercelo. Sono troppi e l’attenzione delle forze dell’ordine cade forzatamente su qui casolari. Aumenta il senso di paura e perciò già si inizia a correre ai ripari. In attesa di una ordinanza del sindaco Moscarella che possa arginare a monte il fenomeno, i vigili urbani locali si sono mobilitati per “schedarli”: qualche giorno fa, infatti, si sono appostati a poche decine di metri dai casolari per fotografarli da ogni angolo. Non hanno neppure provato ad avvicinarsi a quei fortini.
Appena arriviamo comprendiamo perché nell’etimologia del termine “zingaro” riecheggia, in molte lingue, l’altro, quello spregiativo di “intoccabile”. E ci crediamo. Un movimento improvviso mette tutti in attività, un brusio di voci in una lingua incomprensibile ci accompagna all’interno di un cerchio. Un nuvolone, a pochi metri, lascia intendere che un’automobile si sta avvicinando a ritmo sostenuto percorrendo il lungo tratturo che dal paese porta al casolare. Quando la polvere si dirada, sbarriamo gli occhi alla vista di una potente audi scura: scende con fare sicuro il “capo”. Possiamo parlare solo con lui. Ci autorizza a fare le fotografie a patto che ci impegniamo ad aiutarli a vivere in “condizioni più dignitose”. “Vedete come stiamo –ci dice, mentre sorseggia dell’acqua da una tanica di plastica- qualcuno ci deve aiutare. Stiamo in venti in due stanze. Senza acqua né corrente. Il Comune deve darci una mano”. Delle tre stanze ce ne mostrano solo due. Ci dicono addirittura di fotografare i bambini: uno strumento essenziale per dimostrare lo stato di bisogno, spesso usato da questa cultura. Nello stanzone principale ce ne sono una decina, disposti in cerchio. Ognuno protesta; uno addirittura vuole farsi immortalare da solo nella stanza. Nel frattempo ci tempestano di richieste di ogni genere. E’ preciso il “capo” nel far valere i “propri diritti”. Ma perché allora non mettersi in regola, pagando l’affitto regolarmente? Perché continuare a stare in quelle condizioni se un lavoro ce l’hanno? “Noi non vogliamo stare così –continua-, voi ci dovete aiutare. A San Severo ci avevano dato una mano per un po’ di tempo, poi niente più”. Mentre parla, le donne già pensano all’elemosina: sta per iniziare il giro pomeridiano che porta fino alla piazza. La gente è allarmata. Loro, invece, le sera festeggiano. Si sentono gli schiamazzi che coprono la musica della piccola radio poggiata a terra. Fino all'alba di un nuovo giorno precario.
LE FOTO: come vivono i rom "ortesi"
venerdì 21 agosto 2009
Un tappo a Helsinki

Tra tanti Paesi, giusto la Finlandia doveva scegliere Moscarella per le vacanze estive? L’arrivo all’aeroporto di Helsinki-Vantaa dev’essere stato divertente: un tappetto in mezzo a giganteggianti figure scandinave. Certo, il resort di lusso è stata l’occasione del riscatto. Già me lo immagino, impettito, mentre fronteggia, dimenandosi tra forme linguistiche astruse, gli austeri colossi discendenti dal mitico re Eric. Qui nessuno può essere “m’rdajul”, anche perché –qualora fosse inteso il senso-, ci vorrebbe lo stomaco del “vero missino” per fronteggiarli. Però, bisogna dirlo, l’attaccamento al “suo paese” durante l’algida vacanza si è sentito, eccome: si connetteva ripetutamente al blog per tenersi informato. Più d’una volta al giorno. Forse per la nostalgia del comando, alienante in una democrazia matura come quella finlandese. La prima volta Peppino ha raggiunto Helsinki, poco tempo fa, a scrocco, con la Provincia di Foggia, per la candidatura del Gargano ai mondiali di Orienteering. Adesso ha deciso di tornarci, con la famiglia. A spese di chi questa volta?
martedì 11 agosto 2009
A passo di gambero

A passo di gambero. Quanto è stato presbite Umberto Eco nel definire in questo modo le ultime vicende storico-politiche. Soprattutto se guardiamo alle decisioni del governo leghista. Perché di questo si tratta. Soprattutto ora, con Berlusconi che arranca braccato dalla stampa internazionale e dal "giornalismo deviato" nostrano. Ed ecco affiorare i ricordi, come durante un periodo nostalgico caratterizzato da quella tristezza evidenziata, qualche tempo fa, dal Times (l'Italia è un paese triste). Dopo il successone del marchio "Cinquecento", riportato in auge da una brillante operazione di marketing dell'ad Fiat Marchionne, tornano i fasti degli anni Cinquanta. Dalla "Cassa per il Mezzogiorno" alle "gabbie salariali". Sarà l'estate. Forse qualcuno vuole sostituire, magari con una cartolina dei sereni bagnanti a Forte dei Marmi durante il boom economico di quegl'anni, la triste realtà odierna.
mercoledì 22 luglio 2009
Addio alle Terme
Bisogna attraversare alcune decine di metri di terreno coltivato per trovare l’avvallamento sul quale, una volta, era adagiato il luogo di relax degli abitanti dell’importante centro romano. Adesso, lo stato di degrado sta compromettendo seriamente l’immenso valore di quell’area. Gli scavi, effettuati in parte negli anni Settanta, sono stati ripresi in grande scala a partire dal 1997 e dovrebbero essere tuttora in corso, “ragione per cui –scrissero in una pubblicazione a quattro mani Joseph Mertens e Giuliano Volpe- la conoscenza del monumento e del quartiere circostante progredirà nei prossimi anni”. Sì, ciao. Le colonne sono cadute come birilli e nessuno se ne preoccupa, per il momento. La descrizione dello studio è abbastanza dettagliata. “Il complesso termale è posto ad ovest della via Traiana –scrivono- il cui basolato è abbastanza ben conservato, ed è delimitato da strade perpendicolari, in modo da occupare un intero isolato. Finora sono stati individuati alcuni ambienti adibiti a varie funzioni. Tra quelli meno visibili (quelli scavati in precedenza sono stati ricoperti), si distinguono tre vani rettangolari di diverse dimensioni, di cui uno (scavato in parte) con un’abside sul muro di fondo, caratterizzati dalla presenza dei tipici pilastrini, quadrangolari o circolari (suspensurae), che servivano a sorreggere un pavimento rialzato, in modo da consentire la circolazione al di sotto di arie tiepida e calda (ipocausto)”. Proprio questi colonne che servivano a sostenere l’intera struttura, sono cadute al suolo dopo un lungo periodo di incuria. Non si possono davvero guardare le immagini che pubblichiamo per la prima volta. Si vedono i pilastrini completamente divelti e accasciati al suolo. Frantumati in più pezzi, sia quelli cilindrici che quelli quadrangolari.