Si è cercato di "coprire" il rinvenimento fino alla conferenza stampa in pompa magna che ne avrebbe dato la notizia. Il rinvenimento del sito -molto probabilmente dell'VIII secolo avanti Cristo-, in località "Ponte Vecchio", stupisce per la localizzazione in un'area archeologica che si credeva più recente. A poche centinaia di metri, infatti, si sta lavorando al recupero di una villa del periodo classico. Uno spaccato storico impressionante, insomma, si estende nel sottosuolo del parco eolico su cui sta lavorando la Inergia Spa. Dovevano essere 14 le pale, adesso sono 13: una è stata bloccata in fase autorizzativa. E adesso? Bisogna solo prendere atto dell'alto valore storico delle nostre risorse archeologiche e lanciarle nel contesto degli interventi già in catiere: penso all'Ecomuseo della Valle del Carapelle. Sarebbe un peccato lavorare al recupero dei reperti prima di ricoprire di nuovo tutto, continuando a scavare il cavidotto. Anche perché, l'unico esempio del genere, peraltro più recente, lo si può osservare a Trinitapoli. Lì si paga già il biglietto. E non certo l'enfatizzato Nord.
sabato 4 luglio 2009
Lo straordinario ipogeo di Ordona
Si è cercato di "coprire" il rinvenimento fino alla conferenza stampa in pompa magna che ne avrebbe dato la notizia. Il rinvenimento del sito -molto probabilmente dell'VIII secolo avanti Cristo-, in località "Ponte Vecchio", stupisce per la localizzazione in un'area archeologica che si credeva più recente. A poche centinaia di metri, infatti, si sta lavorando al recupero di una villa del periodo classico. Uno spaccato storico impressionante, insomma, si estende nel sottosuolo del parco eolico su cui sta lavorando la Inergia Spa. Dovevano essere 14 le pale, adesso sono 13: una è stata bloccata in fase autorizzativa. E adesso? Bisogna solo prendere atto dell'alto valore storico delle nostre risorse archeologiche e lanciarle nel contesto degli interventi già in catiere: penso all'Ecomuseo della Valle del Carapelle. Sarebbe un peccato lavorare al recupero dei reperti prima di ricoprire di nuovo tutto, continuando a scavare il cavidotto. Anche perché, l'unico esempio del genere, peraltro più recente, lo si può osservare a Trinitapoli. Lì si paga già il biglietto. E non certo l'enfatizzato Nord.
domenica 28 giugno 2009
L'insostenibile leggerezza dell'inerzia
giovedì 28 maggio 2009
Asfalterà due strade e si ricandiderà...
Un ringraziamento particolare a Moscarella, Bombino, Lapollo e all'occhio vigile dell'assessore Vece.
per togliere la musica, spuntare in alto a sinistra.
mercoledì 20 maggio 2009
Zona Pip, tutti in fuga da Peppino
Se la nuova zona Pip di Orta Nova (definita D2 nel Piano) ha visto lievitati i costi del suolo di quasi un terzo, qualche motivo ci deve essere. E forse, per lo stesso motivo, la gran parte delle imprese che hanno tentato di investire in quell’area, si sono puntualmente ritirate, magari virando verso altri Comuni che evidentemente consentono operazioni estremamente vantaggiose. Almeno per lo start up. Invece, ci si ritrova oggi con un unico comun denominatore: l’indebitamento delle casse a causa delle politiche di acquisto dei terreni privati che insistono su quella zona. Si è partiti con un costo di 7 euro al metro quadrato e si è arrivati a 18.
Misteriosamente, il prezzo è lievitato proprio durante la vacatio amministrativa del commissariamento: lo strumento adottato ebbe un peso notevole nelle vicende che hanno portato alla caduta della Giunta guidata dall’ex sindaco Michele Vece. Fu proprio in quel periodo che il capo dell’Ufficio tecnico, G.B. Vece, si affidava alla “terziarietà” del cognato, il geometra Emanuele Iorio, per una consulenza pagata quasi 50 mila euro. Il piano già era stato redatto, per giunta una apposita commissione si era occupata della discussione al fine di raggiungere un accordo sul prezzo di vendita, ma evidentemente non bastava.
La commissione era allora formata dal sindaco Michele Vece, dall’Ufficio tecnico rappresentato da G.B.Vece ed Emanuele Iorio, dal geometra Facchini per i socialisti, dal redattore del Piano Vincenzo Colacicco e dall’allora assessore ai Lavori pubblici.
Si prevedeva si potesse giungere ad un accordo bonario con i privati, con la “pena” che in caso di diniego –ovvero nel caso in cui non avessero accettato i 7 euro/mq con un incremento massimo fino a 10-, si sarebbe ricorso all’art. 37 del D.P.R. 327/01, che al comma 1 recita: “L’indennità di espropriazione di un’area edificabile è determinata nella misura pari all’importo, diviso per due e ridotto del 50 per cento pari alla somma del valore reale del bene e del reddito dominicale netto”.
La determinazione del valore venale viene condotto con due metodi a confronto. IL primo stimando il più probabile valore di mercato degli insediamenti produttivi realizzabili e determinando il valore del suolo in termini percentuali rispetto a tale valore (aliquota variabile dal 12 al 18 per cento) e confrontando i valori di vendita di suoli simili in zona D1 (la prima zona Pip per intenderci) del vigente P.R.G.
Su questo punto, la vecchia amministrazione avrebbe voluto impostare costi validi per l’edilizia residenziale, un vero e proprio paradosso che avrebbe inevitabilmente bloccato lo sviluppo produttivo, compromettendo completamente il valore sociale dello strumento adottato. “Il Pip prevede un insediamento globale di 66.480 mq destinato per la produzione –si legge nella relazione finanziaria- e 57.840 mc destinati alla residenza per la guardiania e uffici”. In sostanza, l’ammontare dell’intervento sarebbe stato di poco superiore ai 24 milioni di euro. I 7 euro previsti, in caso di cessione volontaria del privato, avrebbe comportato una spesa complessiva di 1.897.420 euro. A cui si debbono aggiungere i costi relativi all’urbanizzazione (2.998.507 euro), che avrebbe comportato una spesa di 4.895.927 euro. La stessa cifra, invece, è stata impegnata attualmente per la sola acquisizione dei terreni: adesso la si dovrà aggiornare alla luce della prossima urbanizzazione dell’area. Ciò ha comportato un indebitamento notevole con
Non che si potesse evitare l’accordo, ma per lo meno, si poteva fare un passo indietro rispetto ad una decisione alquanto dubbia –maturata, bisogna sottolinearlo, per garantire la “normale prassi burocratica”, durante la fase commissariale-, che ha comportato complicazioni difficili da risolvere. La somiglianza dell’iter amministrativo con le deliberazioni sulla questione “discarica Ferrante” sono sostanziali. Dunque, perché Moscarella non ha mai pensato di revocare la delibera di approvazione definitiva del Piano? Oppure, perché si è andati verso l’acquisizione complessiva del terreno, invece dell’approccio progressivo? Forse perché non si voleva far torto ad un interesse privato anziché collettivo. Resta un fatto su tutti. E cioè che dei 90 lotti previsti, ne sono stati venduti pochissimi. Una percentuale irrisoria che non giustifica l’impegno finanziario comunale. Insomma, a cinque anni di distanza spunta qualche funghetto produttivo. Mentre gli altri preferiscono mettere le proprie radici altrove. Lontano da Orta Nova.
domenica 17 maggio 2009
Memoria corta e mano lunga
martedì 5 maggio 2009
Orta Nova, patria del "racket dei tendoni"
Ma Orta Nova -citata esplicitamente nel rapporto- avrebbe una specializzazione particolare: il "racket dei tendoni". A confermare il crescente fenomeno, la stessa Direzione Investigativa Antimafia, che lo sottolinea assieme al furto -denunciato qualche tempo fa sulle pagine de l'Attacco- dei mezzi agricoli.
Domani, sul quotidiano l'Attacco,
i dettagli del documento.